"Ah, il mio vecchio nemico... le scale!"
Sono passati tre anni da quando la Dreamworks, affacciandosi nel panorama del cinema, aveva lanciato Kung Fu Panda colpendo ancora nel segno: come avvenne per Shrek, serie della stessa casa fondata in parte da Steven Spielberg, anche allora mise a segno un centro che difficilmente si dimenticata.
Ci sono, però, voluti tre anni prima che Kung Fu Panda vedesse il seguito affacciarsi al cinema, con una rinnovata immagine 3D, e ancora una volta non sbaglia!
La Trama del Film
"La tua storia, magari, non ha un inizio tanto felice.
Ma non è questo a renderti ciò che sei, è il resto della tua storia, chi tu scegli di essere."
"Allora chi sei tu Panda."
“Io sono Po e mi servirà un cappello!”
Avevamo lasciato Po in compagnia dei cinque cicloni, nel suo villaggio, dopo la sconfitta di Tai Lung che lo aveva decretato agli occhi di tutti come il Guerriero Dragone ed è ancora lì che lo troviamo maturato e cresciuto: finalmente accettato dai suoi compagni e dal suo maestro, Shifu, Po si è completamente dedicato alle arti marziali divenendo parte integrante dei "cinque cicloni".
Tuttavia sul ridente villaggio si abbatte una nuova minaccia proveniente questa volta da un paese vicino dove un Pavone Lord Shen, figlio di quelli che erano i signori della Cina prima della loro morte, sembra voler conquistare il mondo: inizia da qui la nuova avventura di Po e dei suoi amici che dovranno recarsi nel nuovo villaggio e cercare di sconfiggere chi vuole sconfiggere il Kung Fu.
Ma per Po questo viaggio si rivelerà molto di più di una semplice battaglia: troverà se stesso e comprenderà molte cose del suo passato riuscendo, infine, a trovare la pace interiore che lo porterà ad acquisite nuove tecniche e consapevolezze maggiori su chi lui, realmente, è.
Recensione del Film
Non possiamo nascondere che, come accade per molti sequel, la trama possa essere a molti occhi scontata: avvenne per il secondo film di Shrek, come potrebbe non avvenire per Kung Fu Panda 2?
C’è il cattivo, ci sono i buoni, c’è la storia di Po e della sua vita che fa da cornice e c’è l’insegnamento finale.
Ma non è questo a rendere Kung Fu Panda 2 un film speciale e straordinario: è ciò che c’è intorno a dargli quella caratterizzazione che lo rende, indubbiamente, un degno sequel. C’è lo spessore dei personaggi e, in particolare, quello di Po che si renderà finalmente conto di come si è evoluta la sua vita, di come sia giunto e di come alla fine abbia scelto il cammino che lo ha portato a essere il Guerriero Dragone.
Infondo: quanti di noi hanno davvero pensato che da un’oca potesse nascere un panda?
Che la Dreamworks prendesse questa direzione era, quanto meno, ovvio e scontato proprio perché in questo modo si è concessa lo spazio necessario per dare via al terzo film della serie del quale sono date ampie tracce sul finale.
Il 3D, che mancava nel primo, serve a dare un maggior effetto a un film esaltante, soprattutto nelle esilaranti battute tra i vari personaggi: Po, ancora una volta doppiato da Fabio Volo, riesce con il suo essere Guerriero Dragone e Panda impacciato a dare un certo spessore e coinvolgimento e a smorzare anche i toni più tesi.
E’ il classico eroe che, nella sua goffaggine, sa mettere l’accetto sulle questioni più delicate laddove bisogno ma che sa anche riuscire a strapparti una risata nelle situazioni più difficili. E’, infondo, il personaggio nel quale ci si potrebbe identificare meglio: eroe, goffo ma tosto, sensibile ma caparbio.
Efficaci sono anche i nuovi personaggi che sono introdotti in questo sequel ma, tra i più apprezzati, c’è senza dubbio la figura della Divinatrice, una capra che Po riuscirà a scambiare erroneamente per un caprone ma che sarà l’artefice della rinascita del Guerriero Dragone.
Il film, inoltre, è un ricettacolo di citazioni che sembrano essere prese un po’ qua e là dai maggiori film di successo: Lord Shen, ad esempio, il pavone completamente vestito di Bianco sembra ricordare Saruman nella sua alta torre. Lo stesso Po richiama, con il suo modo di affondare nel fiume, la fine di Aragorn né “ Le Due Torri”, non mancano neanche citazioni tratte da “Harry Potter” o, più ragionevolmente, da “Sinbad. La leggenda dei sette mari” la cui regista è la stessa di Kung fu Panda 2, Jennifer Yuh, nome già noto per aver collaborato con la casa della Dreamworks ad animazioni come “Spirit” e, su tutti, “Madagascar”.
Ma il tocco di classe, quello che rende il film davvero speciale e gli offre quelle tinte emozionanti perché sa emozionare con una sola, singola, nota musicale è la colonna sonora ancora una volta creata dal genio di Hans Zimmer che ci ha abituati a musicalità profonde e ritmi dolci che entrano sotto la pelle e che, se adattati nel momento giusto, fa uscire quella gocciolina lacrimosa anche al più duro degli uomini.
Ancora una volta Zimmer riesce a dare al film quello spessore magico, quella tinta unica, che probabilmente nessun altro musicista saprebbe dargli: azzardo, ma lo faccio con coscienza, nel dire che con la sua musica ricorda molto la stessa magia che sa produrre Ennio Morricone.