Ore 11.00 locali ( 17 italiane ): la pioggia sembra essere l’unica
star di questa decima giornata di gioco, dopo che già aveva interrotto la nona facendo
saltare tutto il programma.
Nonostante un guizzo mattutino che aveva concesso, addirittura, di asciugare i campi, la pioggia è tornata a disturbare l’ultimo torneo del Grande Slam com’è già accaduto negli ultimi quattro anni.
Nonostante un guizzo mattutino che aveva concesso, addirittura, di asciugare i campi, la pioggia è tornata a disturbare l’ultimo torneo del Grande Slam com’è già accaduto negli ultimi quattro anni.
Per il momento l’organizzazione sembra aver deciso di
spostare tutti gli incontri alle ore 12.00 locali (18 in Italia ) ma le
condizioni meteo non accennano a migliorare e l’ottimismo iniziale scema con il
passare dei minuti.
Insieme alla pioggia non si placano neanche le polemiche
sono state avanzate non solo dagli sponsor e dalle televisioni i cui palinsesti
e programmi stanno saltando, inevitabilmente, ma anche quelle portate dai
giocatori che lamentano una mancanza efficiente organizzazione da parte di un
torneo che, ormai da anni, è interrotto dalla pioggia.
L’Arthur Ashe Stadium è, infatti, uno degli ultimi stadi del grande slam a essere rimasto senza
copertura necessaria quando, in verità, sarebbe il principale stadio ad averne
bisogno sicuramente più di Parigi e Londra.
Ad aumentare la
difficoltà di riprendere immediatamente il gioco, una volta cessata la pioggia,
ci si mette anche il fatto che ogni stadio americano è sprovvisto di telone
quindi quando la pioggia smette c’è bisogno dell’intervento di apposite
macchine per asciugare il cemento e di asciugamani per le righe.
Sembra che sia l’unico
modo, questo, per ottenere un campo ben asciutto perché pare che il telone e la
condensa che possa creare, dia noia al cemento stesso rovinandolo.
In rappresentanza
dei giocatori è intervenuto lo stesso Andy Murray che, in un’intervista,
dichiara:
“Qui piove tutti gli anni, è fastidioso. Non
dico il tetto, ma non capisco perché non ci sono neppure i teloni per coprire i
campi… Mi hanno spiegato che non vengono utilizzati per non rovinare la vernice
sui campi e a causa dell’elevata umidità che in questo periodo dell’anno c’è a
Flushing Meadows. Sarà così, ma sono sicuro che gli organizzatori stanno
pensando ad una soluzione per i prossimi anni. E’ solo questione di tempo… Così
non si può andare avanti”
Murray esterna, in questo modo, tutta la frustrazione di una categoria
che da anni, giocando agli US Open si ritrova a dover attendere che la pioggia
cessi e negli ultimi anni a dover terminare un torneo in un giorno diverso da
quello stabilito, con notevoli perdite non solo d’immagine.
Sono quattro anni che questa situazione va avanti. Quattro anni nei
quali i dirigenti degli US Open avrebbero potuto arginare il problema, ma non l’hanno
ancora fatto e pensare che, per affrontare lo stesso problema, gli Australian
Open e Wimbledon si sono già attrezzati e che dal 2016 anche Roland Garros avrà
il suo campo centrale coperto.
Quand’è che, dunque, anche l’Arthur Ashe Stadium lo sarà? Questo è un
quesito che, speriamo, di non dover affrontare anche il prossimo anno, ma non
ne siate troppo sicuri.

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