Quando l'evoluzione diviene rivoluzione.
Era atteso da qualche tempo nelle sale cinematografiche,
anche a causa di un titolo che rievoca una storia di successi e insuccessi
causati da sequel legati a un film (Il pianeta delle scimmie, datato 1968)
che
ha fatto storia ma, in questo caso, non c’è nulla di legato a
quell’epoca al di là di numerose citazioni sparse durante tutta la
rappresentazione, che solo un occhio e un orecchio attento è capace di
cogliere.
Rupert Wyatt, il regista, si presenta sul grande schermo
senza un cast stellare, sebbene qualche nome di spicco ci sia come quello di Andy
Serkis (che ha già vestito i panni di Gollum e King Kong), di
James Franco (già noto per aver preso parte a film come Spider Man 3) e Tom
Felton ( il noto Draco Malfoy nella serie di Harry Potter ), riuscendo comunque
nell’impresa di azzeccare un film che, secondo molti, lascerà il segno in
questo inizio autunno.
Trama del Film
Will Rodman è uno scienziato che si sta occupando della
sperimentazione di un farmaco capace di curare l’Alzheimer, effettuando dei
test specifici sugli scimpanzé. La cavia sulla quale sta eseguendo questi
esperimenti, tuttavia, proprio nel giorno in cui Will sta compiendo la sua
presentazione al consiglio, impazzisce per qualche strano motivo e così sono
costretti ad abbatterla.
Steven Jacobs , capo dell’azienda, comunica sia il fallimento dell’esperimento sia il bisogno di abbattere tutti gli scimpanzé rimasti in vita, per evitare un ripetersi dell’evento. Nella cella nella quale era rinchiusa Occhiluminosi, lo scimpanzé ucciso, viene però trovato un cucciolo che, dopo numerosi tentennamenti, Will decide di portare a casa dove vive con suo padre, malato di Alzheimer.
Steven Jacobs , capo dell’azienda, comunica sia il fallimento dell’esperimento sia il bisogno di abbattere tutti gli scimpanzé rimasti in vita, per evitare un ripetersi dell’evento. Nella cella nella quale era rinchiusa Occhiluminosi, lo scimpanzé ucciso, viene però trovato un cucciolo che, dopo numerosi tentennamenti, Will decide di portare a casa dove vive con suo padre, malato di Alzheimer.
Cesare, com’è chiamato dal padre di Will, crescendo inizierà
a dimostrare doti fuori dal normale giacché nelle sue vene scorre il sangue di
quello stesso scimpanzé sul quale erano stati effettuati, in precedenza, gli esperimenti.
Will, che aveva interrotto le sue ricerche, riprende le sue
sperimentazioni anche grazie agli avanzamenti fatti da Cesare, sempre più
uguale a un umano (anche nel modo di ragionare) che a uno scimpanzé.
Quando, tuttavia, la situazione sembra scivolare di mano
Will è costretto a portare Cesare in un centro specifico dove vivono altri scimpanzé,
tenuti in condizioni pessime e maltrattati dai figli del capo; Cesare, tradito
da chi aveva giurato di proteggerlo, inizierà a mutare nel suo atteggiamento
sino a provocare una vera e propria sommossa generale.
Recensione del Film
L'alba del pianeta delle scimmie si presenta
nelle sale cinematografiche nel migliore dei modi e tenta, riuscendoci, di allontanarsi e far
dimenticare l’ultimo fallimento legato a un nome altisonante, come quello del
Pianeta delle Scimmie del 1968, il cui ultimo rifacimento, nel 2001 diretto da
Tim Burton, lasciò molti spettatori delusi e con l’amaro in bocca.
Che, però, in questo
film ci siano delle citazioni proprio legate al primo film è innegabile quando
si va a guardare il nome del personaggio interpretato da Tom Felton: Dodge
Landon. Nel primo film del 1968 Dodge e Landon erano parte di quella spedizione
partita nello spazio e giunta sul Pianeta delle Scimmie e dunque ritrovatasi
ben presto vittima di quella tribù di scimpanzé che aveva fatto degli umani i
loro schiavi.
In questo caso Dodge
London è il carnefice, umano, che fa degli scimpanzé i suoi balocchi, maltrattandoli
a più riprese sino alla loro ribellione.
Il film, dunque,
gioca su una sorta di capovolgimento di trama: se nel Pianete delle Scimmie
sono proprio gli umani le vittime, intrappolati e costretti a essere schiavi di
una società di scimpanzé che si è evoluta, in questo caso è il contrario e sono
gli scimpanzé schiavi di una società che li sfrutta per i loro esperimenti sin
che, con a capo Cesare, non capiranno e assaporeranno il valore della libertà.
Una menzione
speciale, perché infondo, è il protagonista ed è chi ha saputo creare intorno
ad un personaggio un phatos eccezionale, va ad Andy Serkis noto al pubblico per
aver indossato i panni di Gollum nel Signore degli Anelli e King Kong.
In quest’occasione
Serkis indossa i panni di Cesare, lo scimpanzé intorno al quale si svolge la
storia e ha saputo calarsi nel ruolo in maniera egregia e perfetta senza
rendere il soggetto scialbo, statico o peggio scontato, cosa che, invece, è accaduta
molto probabilmente per il resto del cast messo un po’ in secondo piano
rispetto allo scimpanzé che cattura qualsiasi scena.
L’enfasi con la quale
si muove la pellicola inizia a farsi sentire almeno da metà film in poi, quando
Cesare è costretto a prendere consapevolezza del luogo nel quale è costretto a
vivere e che c’è altro, oltre i muri: un mondo libero che lo aspetta, insieme
al suo popolo.
La concezione del
film ruota proprio intorno a fondamentali valori quali sono l’abuso che fa l’essere
umano delle cavie da laboratorio e la libertà che questi meritano, come la
merita ogni essere vivente. Degna è la scena sul ponte di Brooklyn, dove questa
caratterizzazione emerge rispetto a tutto il resto del film e ci pone davanti
alla realtà che, la natura (gli animali o il ciclo naturale della stessa) è
capace di grandi cose, anche di gesti estremi, in nome della propria libertà.
Ciao, nuova follower; complimenti per il blog e le recensioni: qui la mia ultima recensione pubblicata stamattina; se ti va ti aspetto da me come lettrice fissa
RispondiEliminahttps://ioamoilibrieleserietv.blogspot.it/2017/09/recensione-noi-siamo-tutto-nicola-yoon.html
trovi il blog anche su instagram come: ioamoilibrieleserietv
grazie