04/10/11

[Cinema] Video, Trama & Recensione: L’alba del pianeta delle scimmie


Quando l'evoluzione diviene rivoluzione.

 
Era atteso da qualche tempo nelle sale cinematografiche, anche a causa di un titolo che rievoca una storia di successi e insuccessi causati da sequel legati a un film (Il pianeta delle scimmie, datato 1968) che ha fatto storia ma, in questo caso, non c’è nulla di legato a quell’epoca al di là di numerose citazioni sparse durante tutta la rappresentazione, che solo un occhio e un orecchio attento è capace di cogliere.

Rupert Wyatt, il regista, si presenta sul grande schermo senza un cast stellare, sebbene qualche nome di spicco ci sia come quello di Andy Serkis (che ha già vestito i panni di Gollum e King Kong), di James Franco (già noto per aver preso parte a film come Spider Man 3) e Tom Felton ( il noto Draco Malfoy nella serie di Harry Potter ), riuscendo comunque nell’impresa di azzeccare un film che, secondo molti, lascerà il segno in questo inizio autunno. 
  




Trama del Film


Will Rodman è uno scienziato che si sta occupando della sperimentazione di un farmaco capace di curare l’Alzheimer, effettuando dei test specifici sugli scimpanzé. La cavia sulla quale sta eseguendo questi esperimenti, tuttavia, proprio nel giorno in cui Will sta compiendo la sua presentazione al consiglio, impazzisce per qualche strano motivo e così sono costretti ad abbatterla.

Steven Jacobs
, capo dell’azienda, comunica sia il fallimento dell’esperimento sia il bisogno di abbattere tutti gli scimpanzé rimasti in vita, per evitare un ripetersi dell’evento. Nella cella nella quale era rinchiusa Occhiluminosi, lo scimpanzé ucciso, viene però trovato un cucciolo che, dopo numerosi tentennamenti, Will decide di portare a casa dove vive con suo padre, malato di Alzheimer.


Cesare, com’è chiamato dal padre di Will, crescendo inizierà a dimostrare doti fuori dal normale giacché nelle sue vene scorre il sangue di quello stesso scimpanzé sul quale erano stati effettuati, in precedenza, gli esperimenti. 


Will, che aveva interrotto le sue ricerche, riprende le sue sperimentazioni anche grazie agli avanzamenti fatti da Cesare, sempre più uguale a un umano (anche nel modo di ragionare) che a uno scimpanzé.


Quando, tuttavia, la situazione sembra scivolare di mano Will è costretto a portare Cesare in un centro specifico dove vivono altri scimpanzé, tenuti in condizioni pessime e maltrattati dai figli del capo; Cesare, tradito da chi aveva giurato di proteggerlo, inizierà a mutare nel suo atteggiamento sino a provocare una vera e propria sommossa generale. 

Recensione del Film


L'alba del pianeta delle scimmie si presenta nelle sale cinematografiche nel migliore dei modi e tenta, riuscendoci, di allontanarsi e far dimenticare l’ultimo fallimento legato a un nome altisonante, come quello del Pianeta delle Scimmie del 1968, il cui ultimo rifacimento, nel 2001 diretto da Tim Burton, lasciò molti spettatori delusi e con l’amaro in bocca.


Che, però, in questo film ci siano delle citazioni proprio legate al primo film è innegabile quando si va a guardare il nome del personaggio interpretato da Tom Felton: Dodge Landon. Nel primo film del 1968 Dodge e Landon erano parte di quella spedizione partita nello spazio e giunta sul Pianeta delle Scimmie e dunque ritrovatasi ben presto vittima di quella tribù di scimpanzé che aveva fatto degli umani i loro schiavi.


In questo caso Dodge London è il carnefice, umano, che fa degli scimpanzé i suoi balocchi, maltrattandoli a più riprese sino alla loro ribellione.


Il film, dunque, gioca su una sorta di capovolgimento di trama: se nel Pianete delle Scimmie sono proprio gli umani le vittime, intrappolati e costretti a essere schiavi di una società di scimpanzé che si è evoluta, in questo caso è il contrario e sono gli scimpanzé schiavi di una società che li sfrutta per i loro esperimenti sin che, con a capo Cesare, non capiranno e assaporeranno il valore della libertà.


Una menzione speciale, perché infondo, è il protagonista ed è chi ha saputo creare intorno ad un personaggio un phatos eccezionale, va ad Andy Serkis noto al pubblico per aver indossato i panni di Gollum nel Signore degli Anelli e King Kong. 


In quest’occasione Serkis indossa i panni di Cesare, lo scimpanzé intorno al quale si svolge la storia e ha saputo calarsi nel ruolo in maniera egregia e perfetta senza rendere il soggetto scialbo, statico o peggio scontato, cosa che, invece, è accaduta molto probabilmente per il resto del cast messo un po’ in secondo piano rispetto allo scimpanzé che cattura qualsiasi scena. 


L’enfasi con la quale si muove la pellicola inizia a farsi sentire almeno da metà film in poi, quando Cesare è costretto a prendere consapevolezza del luogo nel quale è costretto a vivere e che c’è altro, oltre i muri: un mondo libero che lo aspetta, insieme al suo popolo.


La concezione del film ruota proprio intorno a fondamentali valori quali sono l’abuso che fa l’essere umano delle cavie da laboratorio e la libertà che questi meritano, come la merita ogni essere vivente. Degna è la scena sul ponte di Brooklyn, dove questa caratterizzazione emerge rispetto a tutto il resto del film e ci pone davanti alla realtà che, la natura (gli animali o il ciclo naturale della stessa) è capace di grandi cose, anche di gesti estremi, in nome della propria libertà.

1 commento:

  1. Ciao, nuova follower; complimenti per il blog e le recensioni: qui la mia ultima recensione pubblicata stamattina; se ti va ti aspetto da me come lettrice fissa

    https://ioamoilibrieleserietv.blogspot.it/2017/09/recensione-noi-siamo-tutto-nicola-yoon.html

    trovi il blog anche su instagram come: ioamoilibrieleserietv

    grazie

    RispondiElimina